
È troppo? Che importa cosa separa Dante da Benigni, seguite cosa li unisce e teniamo presente che il primo era esule, costretto a star fuori dalla porta della sua «realtà», mentre il secondo sta dentro, così dentro da citare i personaggi dei suoi «gironi» a distanza d’alito da loro. Per questo, il ritratto, la galleria di ritratti dedicati ai politici, in un sistema che sembra in grado di digerire lo sgarbo, è lavoro affidato a una visione piegata dall’umorismo. Infatti, la gente, il pubblico in sala ieri rideva, come rideva della devastante marginalità sociale di Chaplin, come ride - quando non è domata dal conformismo accademico - degli incubi reali di Kafka.
Ma c’è altro che unisce i due toscani, nonostante gli ottocento anni che li dividono, ed è la poesia. Ci sembra che Benigni - con Fo - non si presenti tanto sul palco in modo che, sotto il profilo professionale, si può definire «preparato», Benigni è soprattutto ispirato, sia quando sconfina con il tormentone dedicato a Clemente Mastella, sia quando cita, parlando di sesso e potere, «l’armadio delle libertà». Con il corpo piegato all’indietro, ad arco esile, «vomita» ectoplasmi poetici dopo averli immersi in un bagno epico: da Berlusconi a Prodi, da Buttiglione al solito Mastella, la quotidianità mediocre, sofferente, arrogante - quando c’è arroganza - viene trasfigurata e portata sulle stelle di una nuova mitologia con il suo carico di male e di bene, di stupidità e di ingenerosità e la offre al pubblico, a chi sa ascoltare perché sappia che la mitologia non è altro che poesia e che della mitologia non è artefice il potere, ma il poeta.
Che sarebbe stata quella scaramuccia mediterranea che va sotto il nome di «guerra di Troia» se non fosse esistito Omero? Così Benigni mostra a chi vuole ascoltarlo, a chi ha scelto quelle telecamere in una prima serata senza veline e senza reality, che la mitologia non è una divinità lontana ma materia presente, carne e sangue, vizi e virtù, un dito nel naso, una parola offensiva, una carezza. Ma usando sempre il teatro offerto dalla «casta» come modello di ogni umana rappresentazione, di ogni frustrata e dolente banalità, come ha fatto Dante. Ciascuno col suo linguaggio d’arte, con la sua chiave. E ancora, Roberto, con quel suo sguardo che si fa «politico» quando, prima di abbracciare fratello Alighieri, torna a quell’altra visione gioiosa e commossa d’Italia che rifonda il senso di appartenenza di questo popolo senza ingenuità su una comunione d’intelletto e d’arte, culturale ben prima che statuale. Guarda caso, è una delle «colpe» che qualche padano rimprovera ancora e purtroppo all’autore della Divina Commedia. Pochi giorni fa, hanno detto: Benigni lasci stare Dante, perché il divin poeta non merita quelle comiche amenità. Fortuna che Roberto non gli ha dato retta.Fonte L'Unita
technorati tags: benigni, dante, divina_commedia, spettacolo
Riceviamo e diffondiamo per amore di tutto il territorio del Gargano S.O.S. Ieri, in Consiglio Comunale a Vieste si è assistito ad un'altra lottizzazione nelle immediate adiacenze della necropoli di S. Nicola a Vieste. Aiutatemi a contattare tutte le istituzioni culturali ed ambientali del territorio garganico, pugliese e nazionale e facciamo partire una petizione per salvare dalla cementificazione le grotte di S. Nicola, già compromesse, degradate e abbandonate.
VIESTE. Piove nella scuola materna "Manzoni" anche se all'esterno splende il sole. Infatti il 20 novembre 2007 ha cominciato ad infiltrarsi acqua dal tetto a causa di un tubo rotto e, attraverso il vecchio e malmesso solaio della scuola, è penetrata allagando i bagni e l'entrata della scuola stessa. L'accaduto non è un caso, ma solo l'ennesimo risvolto di una scuola che cade a pezzi, così come denunciato per iscritto già da un anno dai genitori dei bimbi che frequentano la "Manzoni", l'ennesima conseguenza che si aggiunge alla lunga lista di pericoli e insidie.
In questo edificio scolastico, non essendo garantito il livello minimo di sicurezza, si gioca gratuitamente con la pelle dei bambini, che corrono un rischio quotidiano. Non si dimentichi che i bambini della scuola materna sono ovviamente i soggetti più esposti agli infortuni.
Da quel giorno nulla di concreto si è posto in essere. Forse la tragedia di San Giuliano di Puglia (ad un'ora e mezza di viaggio da noi) da queste parti non ha nulla da insegnare.








Tonini all'attacco ad Annozero