29.2.08

La Benzina italiana sotto inchiesta

Sulla benzina italiana la Commissione europea ha avviato ieri un procedimento di infrazione per violazione delle normative sul mercato interno. Per Bruxelles, che ha deferito il nostro paese alla Corte di giustizia europea, le disposizioni italiane, sia nazionali che regionali, nel settore della distribuzione di carburante sono in contrasto con l'articolo 43 del trattato Ce che prevede la libertà di stabilimento all'interno dell'Unione europea. Per la commissione in Italia esistono una serie di restrizioni che rendono impossibile l'ingresso sul mercato italiano di nuovi concorrenti provenienti da altri Stati membri dell'UE.

Per farla breve significa che sulla benzina la concorrenza in Italia non esiste e che le "lenzuolate" di liberalizzazioni di Bersani non hanno avuto alcun effetto sul mercato. La nota di Bruxelles sottolinea poi che "malgrado le autorità nazionali avessero promesso iniziative legislative e altri impegni finalizzati a venire incontro alle obiezioni sollevate dalla commissione, non è stato adottato alcun provvedimento legislativo da giugno 2007".

Ma vediamo quali sono le ragioni per qui l'Europa condanna il mercato italiano dei carburanti : al primo posto ci sono i vincoli di alcune regioni che subordinano l'apertura di nuovi distributori alla chiusura di un certo numero di quelle già esistenti. Poi ci sono gli obblighi che impongono una superficie minima compresa tra i 200 e i 4.000 metri quadrati e la presenza di attività commerciali "non oil".
La scure della commissione si abbatte anche sulle cosiddette "distanze minime", che di fatto impediscono l'accesso al mercato dei carburanti da parte di nuovi operatori ed in particolare di quelli legati alla grande distribuzione "sviluppare anche sul territorio italiano una strategia distributiva basata sul loro modello di stazioni di servizio situate in prossimità dei centri commerciali".
Infine c'è la questione degli orari di apertura troppo restrittivi. In questo caso la commissione contesta " la condizione relativa alla chiusura preliminare di 7 000 installazioni per consentire deroghe agli orari di apertura (mediante un'estensione dell'orario massimo fino al 50% dell'orario minimo) per la mancanza di un nesso diretto con l'obiettivo di garantire la sicurezza delle installazioni".

Ora l'Italia ha 4 mesi di tempo per mettersi in regola avviando una riforma del settore ed evitare così la procedura d'infrazione. Cosa quasi impossibile da realizzare in tempi di campagna elettorale. Insomma se gasolio e super schizzano alle stelle non è solo colpa delle speculazioni di borsa, delle tensioni in medio Oriente e dei tagli di produzione dell'OPEC. Basterebbe partire da casa nostra per sborsare qualche centesimo in meno.

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26.2.08

Fratelli Pappalardi, «morti di fame e freddo»

gravina
I due fratellini Pappalardi hanno fatto «una fine orribile», probabilmente sono stati gettati vivi all'interno del pozzo e lì, chissà dopo quanto tempo, sono morti. A sostenerlo è stato il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Mazzano, lasciando il luogo del ritrovamento di due cadaveri, ormai con «ragionevole certezza» attribuiti a Francesco e Salvatore Pappalardi. L’ipotesi che trapela da fonti vicine alle indagini è che siano morti di freddo e fame, quindi non subito dopo la caduta, «a prescindere dal fatto che siano precipitati o siano stati scaraventati da qualcuno nella cisterna».

Ciccio e Tore, 13 e 11 anni, erano scomparsi da Gravina in Puglia il 5 giugno del 2006. Sono stati ritrovati in un pozzo profondo 25 metri, collegato ad una cisterna, nel cortile di un vecchio complesso disabitato, a due passi dal centro storico del paese. Per una coincidenza. Un altro bambino, di undici anni, ieri è precipitato in fondo a quel cunicolo, mentre giocava con gli amici. Sono state le lunghe operazioni di salvataggio, che hanno consentito di estrarlo dal pozzo, a svelare la presenza di due corpi inermi. Il ragazzo, che ha riportato fratture ad entrambe le gambe, è in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.

Il ritrovamento dei due piccoli corpi senza vita ha fatto immediatamente pensare ai fratellini scomparsi. La stessa madre dei bambini, Rosa Carlucci, ha appreso le prime confuse notizie dalla televisione. Intanto «già da domani si darà il via ai primi esami scientifici», ha annunciato il dottor Romano, uno dei medici dell'equipe di medicina legale del Policlinico di Bari che ha partecipato nel pomeriggio ai rilievi nel corso della rimozione delle salme di Francesco e Salvatore Pappalardi. Gli esperti della Polizia scientifica, entrati da un'apertura praticata sotto il livello stradale, hanno compiuto i rilievi fotografici e l'acquisizione di elementi tecnici utili alle indagini.

Sono stati centinaia in questi due anni i sopralluoghi, le ispezioni di pozzi e anfratti, in un territorio carsico come quello della Murgia barese. Ma i due fratellini sembravano scomparsi nel nulla, senza lasciare una traccia: l'ultima certa è il filmato di una telecamera di sicurezza nel centro storico di Gravina, la sera del 5 giugno 2006. Da allora solo una falsa pista, quella romena. Nel luglio 2006 gli inquirenti si recarono a Bucarest, dove si sospettava che un’amica di Rosa Carlucci avesse portato i bambini per allontanarli dalla Puglia e dal padre. Invece nessuna traccia.

Il casolare abbandonato era stato controllato nei giorni successivi alla scomparsa dei due fratellini, ha precisato il questore di Bari Vincenzo Maria Speranza, sottolineando che su un muro della costruzione in abbandono la verifica era stata segnalata con una vernice speciale. Il questore, tra i primi ieri sera a dirsi convinto che i corpi fossero quelli dei fratellini, ha tenuto a precisare questa mattina che l'impianto accusatorio che ha portato all'arresto del padre dei due ragazzi, Filippo Pappalardi, in carcere dal 27 novembre, resta in piedi. L’uomo sei mesi prima, nel maggio 2007, era stato ascoltato in Procura e ne era uscito da indagato.

Il ritrovamento dei corpi dei due fratelli non permette di fare luce, per il momento, sulle cause della loro morte. Gli inquirenti, infatti, non hanno escluso che si possa essere trattato di un incidente nè tantomeno hanno scartato alcuna ipotesi di reato.

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24.2.08

BUON 2 0 0 8!!!!

E RIMASE SENZA VOCE......

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19.2.08

Kuyt-Gerrard: tonfo Inter A San Siro serve l'impresa(MEEERRRRRDDDDDEEEEEEE!!!!)

Brutta sconfitta dei nerazzurri ad Anfield: in 10 dal 29' per l'espulsione di Materazzi, la squadra di Mancini non tira mai subendo l'iniziativa del Liverpool. Dominio premiato nei 10' finali con l'uno-due dell'olandese e del capitano

Il momento dell'espulsione al 29' di Marco Materazzi. Afp
Il momento dell'espulsione al 29' di Marco Materazzi. Afp
LIVERPOOL (Inghilterra), 19 febbraio 2008 – Comincia male l’avventura dell’Inter nella fase cruciale della Champions. Davanti agli occhi di Fabio Capello, c.t. dell’Inghilterra, i nerazzurri perdono (2-0) a Liverpool nell’andata degli ottavi, resistendo in 10 contro 11 per quasi un’ora, fino ai gol di Kuyt e Gerrard. Brutto infortunio per Cordoba: nel ritorno, oltre a Materazzi, rischia di restare fuori anche lui.
DA BRIVIDI – Vieira parte dalla panchina. La formazione è quella più scontata, con Chivu arretrato, Stankovic e Cambiasso nella metà campo che ha Maxwell e Zanetti sugli esterni. La musica della Champions, per una volta, non la sente nessuno. La Kop detta legge, ed è un canto che intimorisce. L’inno sacro al popolo Reds viene ripetuto più volte, senza sosta. Tanto per far capire ai nerazzurri di avere davanti una montagna da scalare.
MURO – Benitez crea un muro in mezzo: Lucas e Mascherano coprono Gerrard, Kuyt e Babel, i tre che rendono agile la manovra dei Reds. Torres è l’unico riferimento offensivo, ma sui ribaltamenti attaccano tutti, compreso Carragher, che al 3’ chiede il rigore per un tocco di braccio di Cordoba. Il primo quarto di gara è in apnea: Kuyt attacca a sinistra, Babel dalla parte opposta. Martellano, ma senza arrivare a Julio Cesar.
ROSSO 23 – Difficile scavare un’intensità maggiore dall’anima di una squadra apparentemente in crisi. De Bleeckere lascia correre quando Mascherano maltratta Cruz, poi si fa inflessibile con l’Inter: così Materazzi finisce fuori alla mezz’ora per due falli su Torres. La partita si spacca in due. Chivu affianca Cordoba, Maxwell scala in difesa, Stankovic passa da interno a perno laterale; le punte restano due. Scelta coraggiosa.
CON PATRICK – In 45’ di pressione i Reds impegnano Julio Cesar due volte, ma è routine per il brasiliano. Cruz ha il compito di sacrificarsi per turare la falla a destra fino a quando Mancini non inserisce Vieira. L’avvio del francese è da brividi: rischia un rilancio e apre il campo a Torres, chiuso in angolo da Julio Cesar (58’). Poi, dopo una zuccata di Hyypia, prende con la mano un pallone alzato in area da Gerrard, facendo scoppiare di rabbia la curva rossa.
CORDOBA CRACK – Il monologo dei “Rafa boys” prosegue con le discese di Finnan e i tentativi di Torres, che fa in tempo a esplodere una cannonata da 25 metri prima di lasciare il posto a Crouch. Vieira dà qualche segnale di risveglio con una conclusione da fuori ma non è serata per l’Inter, perché dopo l’espulsione di Materazzi “salta” pure Cordoba nell’azione che porta al tiro Crouch (ginocchio, rischia un lungo stop). Un guaio che costringe Mancini a un altro stravolgimento difensivo e a chissà quali alchimie per la gara di ritorno.
LA FINE – E’ assalto ostinato, continuo, cattivo. I nerazzurri non cedono un centimetro di campo e il conto degli angoli (11-1) aiuta a comprendere le dimensioni di quella che sarebbe stata un’impresa, sfumata a 5 minuti dalla fine per una deviazione di Maicon che toglie a Julio Cesar la possibilità di intervenire sul tiro di Kuyt. Il guaio serio, guardando alla partita di San Siro, è che Gerrard trova il 2-0 con un angolo impossibile al 90’, capovolgendo l’inerzia della sfida dalla parte dei Reds. A San Siro servirà un’altra impresa, come quella di 43 anni fa.

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dal nostro inviato Antonino Morici

Amici 7 (17/02) Marco lascia lo studio e piange "Io la odio"

Seconda e ultima parte dello scontro (duro) tra insegnati nell'esprimere il giudizio su Marco. Marco poi non ci sta ed esce dallo studio. Marco piange disperato, Maria lo riaccompagna dentro..

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18.2.08

Anteprima 500 Abarth Torna il vero scorpione


La nuova 500 Abarth


FOTO: la nuova sede - immagini storiche

FOTO STORICHE

La storia dell'Abarth

IL BLOG DELLA NASCITA ABARTH

La presentazione della Fiat 500

"La voglio!" Un grido che deve aspettare fino a luglio per essere esaudito. Prima di allora, infatti, la 500 Abarth non sarà pronta, anche se oggi è stata mostrata con una strategica anteprima alla stampa di mezza Europa. Una macchina attesissima, che farà commuovere alle lacrime i più nostalgici: look pieno di richiami storici e meccanica pazzesca, ossia motore Fire 1.400 16v benzina Turbo da 135 Cv a 5.500 rpm e una coppia massima di 206 Nm a 3.000 rpm in modalità "Sport" (invece, in modalità "Normal", la coppia si riduce a 180 Nm a 2.500 rpm).

Nella pianificazione la 500 dello Scorpione avrà un immediato sviluppo con il kit SS, che porterà la potenza a 160 cavalli. "Ma questo, spiegano alla Fiat, è anche un motore amico dell'ambiente: infatti, proprio come sul modello Fiat di normale produzione, la nuova vettura Abarth rispetta le future normative Euro 5".

Da segnalare l'adozione del nuovo sistema denominato "TTC" (Torque Transfer Control) che serve a migliorare il trasferimento della coppia motore alle ruote e, in particolare, garantisce un ottimo comportamento della vettura in curva rendendola così più sicura e divertente nella guida sportiva. Ma non è tutto: la 500 Abarth, arricchita da un sofisticato sistema di telemetria e altre mille diavolerie, sarà anche la base per la nuova Scuola di guida veloce realizzata in collaborazione con il "nostro" Sandro Munari, che ha provato per noi la prima Grande Punto Abarth

Questo l'annuncio di Luca De Meo all'inaugurazione della nuova sede Abarth, in quelle che erano le Officine 83 di Mirafiori, stabilimento Fiat in "disarmo" e in via di completa bonificazione, popolato oggi dal Centro Stile Fiat, tra breve dalla base per tutto il mondo del marchio macchine agricole New Holland e, naturalmente, dall'Abarth.

Benedizione a questa nuova perla del gruppo Fiat grazie all'intervento del cardinal Poletto, per un'attività che è orientata a nuovi clienti, circa il 60% dei nuovi "abartisti" è al di sotto dei 30 anni, ma che coinvolge nuovamente anche vecchie glorie. Ai clienti di oggi, inoltre, Abarth regalerà dei buoni per poter girare con la propria vettura nei principali autodromi italiani. Ma, ai 35 concessionari italiani (oltre ai 40 preparatori e 100 officine di assistenza) si aggiungeranno ben presto altre 60 concessionarie in 12 Paesi europei. Dagli anni 50, quando Karl Abarth fondò l'azienda che ancora oggi porta il suo nome, la Factory of Victory, come veniva definita l'Abarth per le numerose vittorie sui campi di gara di mezzo mondo, oggi le vetture con lo scorpione puntano in larga parte ai rally, dove hanno già conquistato il campionato italiano con la Grande Punto, ma si prevede uno sviluppo che possa ampliare la presenza sui circuiti e gli sterrati.

Ci penseranno piloti come Basso, Travaglia e perfino il figlio di Marku Allen, alto quanto il celebre padre, a difendere i colori giallo, rosso e nero, dello scorpione anni tremila. Molta l'attenzione prò anche verso i privati, per i quali verranno istituiti trofei monomarca in grado di aiutarli a correre con la loro Abarth. Un rilancio con la forza della Fiat dietro, insomma, per occupare quella nicchia dell'agonismo che negli ultimi anni Fiat non aveva più seguito da vicino.
(18 febbraio 2008)

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di MAURIZIO CALDERA

17.2.08

Agrigento, scarcerato pedofilo abusa di una bimba di quattro anni

AGRIGENTO - In cella, con l'accusa di avere stuprato tre sorelline, è rimasto meno di un anno. Tornato libero, un mese fa era stato condannato a sei anni e quattro mesi, ma aveva solo l'obbligo di firma. Giovedì scorso, è tornato ad abusare di una bimba di quattro anni, che gli era stata affidata dalla madre, una lontana parente. Vincenzo Iacono, un pizzaiolo di 45 anni, è stato arrestato dai carabinieri: la sua ultima vittima ha raccontato tutto alla madre, che è corsa in caserma. Una perizia medica ha confermato gli abusi.

Anche giovedì scorso, Iacono si era presentato in caserma, per firmare il registro dei sorvegliati. Con sé aveva proprio quella bambina. Dopo l'avvio delle indagini, i carabinieri l'hanno atteso venerdì notte fuori dalla pizzeria in cui lavorava, per notificargli il fermo. Adesso, Iacono si trova in isolamento, anche per evitare ritorsioni in carcere.

Le sue prime vittime, tre sorelline di Aragona, erano figlie di amici di famiglia. I genitori si fidavano di lui, tanto da affidargli le piccole. Ma un giorno, lui le aveva portate in un casolare abbandonato. I genitori non avevano capito subito. Solo l'intervento degli psicologi aveva fatto scattare le indagini. E così, il 23 marzo 2005, il pizzaiolo era stato arrestato. Ma neanche un anno dopo era tornato in libertà, per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Si era trasferito presto ad Agrigento. "Era stato abile a non far sapere del brutto episodio di cui era stato protagonista", dicono i carabinieri. Così, la madre dell'ultima vittima si era fidata. Fino a giovedì, quando la figlia le aveva detto in lacrime: "Lo zio mi ha fatto fare cavalluccio".

Adesso, è polemica: "Quello che è accaduto ad Agrigento, con un pedofilo libero dopo appena un anno, è vergognoso", commenta la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile famiglie e minori di Forza Italia, che invoca l'introduzione della castrazione chimica.

Un appello alla riflessione e a una possibile riforma arriva da Luigi Birritteri, sostituto procuratore presso la Procura generale di Caltanissetta, ex capo dei gip di Agrigento. Dice: "La legge prevede un termine di custodia cautelare superato il quale, chiunque sia l'imputato e qualunque sia il reato, deve essere scarcerato perché la presunzione di innocenza impone che la pena deve essere scontata solo se la condanna è definitiva. Le uniche misure che si possono applicare sono quelle blande, come appunto è l'obbligo di firma. Io spero, però, che si colga l'occasione per riflettere sulla necessità di garantire delle misure che siano legate alla tipologia particolarmente odiosa di questi reati. Si potrebbe pensare a terapie e trattamenti sanitari obbligatori per limitare queste spinte, queste deviazioni di carattere sessuale. Non basta gridare al mostro. E' troppo semplicistico prendersela con i magistrati che non fanno altro che applicare la legge pur operando in condizioni proibitive. Con fatica si tenta di esaurire i processi che sono una vera corsa ad ostacoli, senza contare i carichi di lavoro pesantissimi".

di FABIO RUSSELLO

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8.2.08

Stankovic: "Odiano l'Inter perché è troppo forte"(rosica milanista ladro e juventino farabbuto..ah ah)

Il centrocampista migliora e guarda già alla sfida di Liverpool. Nel frattempo commenta il clima che si respira attorno ai nerazzurri: "Diamo fastidio, ma nessuno può puntare il dito contro questa squadra"


APPIANO GENTILE (Como), 8 febbraio 2008 - Dejan Stankovic non ci gira intorno: "Diamo fastidio perché siamo troppo forti, non posso dire che sia una cosa normale, ma è così, siamo talmente forti che cominciamo a dare fastidio e ad essere odiati".
Il centrocampista serbo interviene a gamba tesa sulle polemiche che stanno accompagnando il cammino dei nerazzurri in testa al campionato. Lo fa difendendo la sua squadra dalle polemiche e sottolinea la forza del gruppo di Mancini. "Certe cose non posso dirle, sono ancora un calciatore sotto contratto. Ma penso che nessuno si può azzardare a puntare il dito contro l'Inter, che non se lo merita".
Poi una buona notizia sulle sue condizioni fisiche. L'infortunio muscolare rimediato contro l'Empoli non preoccupa più di tanto. "Il problema non è così grave come si pensava all'inizio - ha spiegato a Sky Sport - mi sono gestito bene perché forse potevo fare ancora qualche minuto, ma ho preferito uscire ed è stato giusto così".

gasport