14.12.06

Strage di Erba, Marzouk interrogato "Se ce l'hanno con me, sono in giro"


E' durato circa un'ora e mezza, nella caserma dei carabineri di Como, l'interrogatorio di Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba in cui hanno perso la vita anche sua suocera e una vicina di casa. Il giovane, rientrato ieri alle 21.45 dalla Tunisia, è uscito su una macchina dei carabinieri dopo essere stato ascoltato dal procuratore della Repubblica di Como Alessandro Lodolini e dal pubblico ministro Simone Pizzotti. Quindi ha trascorso la notte in casa dei propri parenti, a Merone, ripetendo a tutti di non avere nessuna colpa, ma lanciando davanti alle telecamere un messaggio preciso a chi ha massacrato la sua famiglia: "Se ce l'avete con me, sono in giro".

Marzouk, davanti agli inquirenti, si è professato innocente. Al termine del confronto non è stato preso alcun provvedimento nei suoi confronti. Del resto era già emerso con certezza che nel momento in cui è stato perpetrato il crimine era in Tunisia.

"Che cosa ho immaginato? Non ho immaginato niente, perché non ho nessun nemico". "Io non ho paura di nessuno". Marzouk, questa mattina, all'uscita dell'abitazione del fratello Fami, dove ha trascorso la notte, ha ribadito la sua posizione e ha ricordato la moglie Raffaella e il piccolo Youssef. "Di mio figlio - ha detto nelle dichiarazioni trasmesse da Sky TG24 - ho il ricordo di un morso che mi ha lasciato sul braccio, prima di partire per la Tunisia".

"Non ho nessuna idea su ciò che è successo - ha ribadito il tunisino - Siamo... siamo diventati animali a questo punto. Ammazzare un figlio, tre donne che non c'entrano niente... Un nostro vicino bravissimo, una delle più brave persone che ho conosciuto, che è in gravi condizioni...".

A chi gli chiedeva se adesso ha paura, Azouz Marzouk ha risposto, a frasi spezzate: "Non ho paura di nessuno. Se uno ha qualcosa... come ho sentito da voi giornalisti che io ho un debito...che ce l'hanno con me... non lo so... io non ho paura di nessuno". E dopo aver confermato che lui e Raffaella avrebbero voluto dare un fratellino a Youssef, ha detto che "non è vero niente" quanto è stato scritto sul fatto che i rapporti tra lui e sua moglie non fossero buoni. Infine un messaggio agli assassini della sua famiglia: "Se ce l'avete con me, sono in giro".

Anche dalle prime indiscrezioni che trapelano sull'interrogatorio sembra che Marzouk non solo abbia negato di essere coinvolto nella strage, ma abbia anche spiegato di non riuscire a capire quale sia il movente. "Non ne so assolutamente nulla, io amavo moltissimo mia moglie, volevo bene al mio bambino - ha ripetuto più volte - Non credo di essere finito in guai tali da provocare una reazione del genere: né io, né quelli che conosco sono delle bestie, degli animali come quelli che hanno fatto una tale strage".

Gli inquirenti però sarebbero sufficientemente convinti che si tratti di un regolamento di conti legato al traffico di stupefacenti. Il tunisino potrebbe aver pestato i piedi all'organizzazione criminale che gestisce il traffico di droga nel Comense e in Lombardia. Chi ha compiuto la carneficina ha voluto colpire la famiglia del pregiudicato per fargliela pagare. A confermarlo è anche la ferocia del delitto. Il giovane era uscito di prigione il 2 agosto scorso, grazie all'indulto, dopo una condanna a tre anni e mezzo per spaccio.

Resta invece da capire se l'uomo si sia allontanato dall'Italia per andare a trovare i parenti, come avrebbe spiegato agli inquirenti, oppure se fosse intenzionato a cambiare aria sentendosi a rischio.

Intanto prosegue la caccia ai killer, quasi certamente almeno due. Oggi all'ospedale Sant'Anna di Como verranno effettuate le autopsie disposte dalla Procura. L'incarico sarà affidato questa mattina all'anatomopatologo Giovanni Scola ed entro sera gli investigatori avranno in mano i primi importanti elementi per ricostruire la dinamica di quanto accaduto.

Verosimilmente la prima a cadere sotto le coltellate mortali è stata la 30enne moglie del tunisino, Raffaella Castagna, poi sua madre Paola Galli che si trovava nell'atrio del bilocale ed era intervenuta a difesa della figlia. Gli assassini hanno poi ammazzato Valeria Cherubini, la vicina, ferendo gravemente il marito Mario Frigerio: i due coniugi erano all'esterno dell'appartamento. Non si capisce l'accanimento bestiale sul bambino di due anni, trovato con un profondo taglio alla gola sul divano del soggiorno. L'autopsia dovrá anche stabilire se a Raffaella Castagna sia stata fracassata la testa con un pesante corpo contundente.
(FONTE LA REPUBBLICA)

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