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19.11.08

Figo: "Moggi? Pochi 6 anni" "Mourinho? E' un maestro"

Il portoghese vede finalmente il rientro. Il fuoriclasse interviene a tre giorni dalla supersfida con la Juve: "L'Inter è la più forte. José è uno di noi: ti è vicino, ti difende, comunica". E sull'ex d.g. bianconero pochi dubbi: "Per quello che ha fatto..."
Luis Figo, 36 anni, è all'Inter dal 2005. Ap
Luis Figo, 36 anni, è all'Inter dal 2005. Ap

APPIANO GENTILE (Como), 19 novembre 2008 - Che sabato sia della partita o no, Inter-Juve è la sua partita. La storia degli incroci di Luis Figo con la Juventus è vecchia di quasi 14 anni, da una presunta doppia firma (accordo con il club bianconero e precontratto con il Parma, poi finì al Barça) a un non presunto scontro con Moggi (prima di Inter-Juve del 12 febbraio 2006 visto entrare nello spogliatoio di Paparesta dal portoghese, che fu deferito e multato, "ma quei 5.000 euro non li ho mai rivisti"), passando attraverso le sfide in maglia Real Madrid, prima che in nerazzurro. E’ il suo vero derby, "perché la Juve l’ho affrontata più spesso del Milan e perché adesso, vista la storia recente, per l’Inter la rivalità più forte è con loro".
E lei torna in pista proprio al momento giusto?
"Alla faccia della sfortuna: due fratture in meno di un anno, chiamiamolo destino... Certo, ricominciare è dura: lavoro doppio, ti alleni sul dolore, fai fatica a decifrare le sensazioni, ti chiedi in continuazione se sei a posto".
A 36 anni, non le è mai venuta voglia di mollare?
"Se mi è venuta, ho scacciato subito l’idea. E ho pensato: meglio a inizio stagione che alla fine. Così, avrò ancora tempo di aiutare l’Inter".
Già sabato?
"Da quando ti alleni con il gruppo — e lo faccio da venerdì — ci speri. Ma ora devo pensare solo a ritrovare il ritmo, al resto penserà Mourinho: prima che mi facessi male, mi teneva in considerazione (3 gare su 4 da titolare, ndr)".
Da poco ha ricordato che vi conoscete da quasi vent’anni: come l’ha ritrovato?
"Il tempo aiuta a maturare: l’ho conosciuto che era un alunno, adesso si può dire che è un maestro. Più esperto, in particolare nel rapporto con i giocatori, ma la persona è rimasta la stessa: il carattere è carattere".
Perché Mourinho piace a chi gioca per lui?
"Perché un conto è l’immagine che si può dare in tv e un conto è la conoscenza che deriva dal contatto quotidiano. Mourinho è uno di noi, ti è vicino, ti difende, comunica".
E perché in Italia si fa ancora così fatica a capirlo?
"Perché quando uno parla, si può analizzare quanto dice con cattiveria, oppure con la volontà di capire quello che vuole dire, cercando anche il contenuto positivo. L’esempio più chiaro è quanto ha detto a Coverciano sull’immagine del calcio italiano: era il parere di uno che è appena arrivato da un’altra realtà, non era Mourinho che parlava male del calcio italiano".
Troppo conservatore il calcio o troppo "rivoluzionario" Mourinho?
"Di sicuro nel calcio non c’è una grande abitudine a parlare chiaro: il nostro calcio è fatto quasi solo di domande e risposte politicamente corrette".
L’Inter deve temere più la Juve o il Milan?
"L’Inter deve preoccuparsi solo dell’Inter".
Risposta politicamente corretta, non le pare?
"Ok, allora dico che l’Inter è la più forte e per questo in casa deve vincere sempre, dunque anche sabato. E che ha ragione Mourinho, meglio affrontarli reduci da sette vittorie consecutive: non dico che saranno rilassati, ma se fosse stato il contrario sarebbero stati più incavolati. Va meglio così?".
Sì, ma può fare ancora meglio: cosa pensa dei sei anni di carcere chiesti per Moggi?
"Che sono pochi: ma decidono i tribunali, non io. Io so che lui è stato nel calcio per anni e anni e sei anni non bastano, per quello che ha fatto. Ma a questo punto non mi interessa più: il passato è buono per scrivere libri".
Più che un grande passato alle spalle, Del Piero sembra aver un gran futuro davanti.
"La qualità c’è sempre stata, ora sta bene fisicamente, ha fiducia e ha ritrovato continuità".
Quella che manca al suo non ancora erede Quaresma: perché?
"Non tutti riescono a adattarsi in fretta ad un nuovo mondo. Ricardo in allenamento è diverso da come lo vedete e il calcio italiano è diverso da quello portoghese e spagnolo: per un attaccante ci sono meno spazi, è più dura. Con lui serve ancora un po’ di pazienza e lui deve lavorare per stare bene fisicamente: la qualità non si perde".
Beckham: un buon acquisto o un’operazione commerciale?
"Beh, fate rispondere Galliani. Per me David è un amico e se lui è felice di venire al Milan, io sono felice per lui".
Fra quanto Ibrahimovic sarà felice per il Pallone d’oro? E ha ragione Mourinho quando dice che una buona "campagna" aiuterebbe?
"Io l’ho vinto senza nessuna campagna e, da portoghese, è stata ancora più dura. Però è vero, certe cose un po’ influenzano, anche se ciò che conta davvero è vincere una competizione importante: per questo saremo tutti ben felici di aiutare Zlatan".

dal nostro inviatoAndrea Elefante

tratto da www.gazzetta.it

2.11.08

Ronaldinho stende il Napoli Ora il Milan è davanti a tutti

I rossoneri superano 1-0 la squadra di Reja grazie a una punizione del brasiliano deviata da Denis. A 5' dalla fine Kakà fallisce un penalty. Maggio espulso sul finire di primo tempo per doppia ammonizione. Milan primo con 22 punti

Ronaledinho esulta dopo il gol
Ronaledinho esulta dopo il gol
MILANO, 2 novembre 2008 - L'ha accarezzato fino all'86'. Un punto d'oro, dopo un calvario: l'espulsione di Maggio al 44' del primo tempo, dopo il rigore di Kakà parato da Iezzo. Dopo una partita di grande intensità. Invece al 41' della ripresa Ronaldinho su punizione scarica una saetta maligna che Denis devia e consegna ai rossoneri vittoria e primato solitario in classifica, a distanza di quasi quattro anni e mezzo dall'ultima volta. Vittoria sudata quella del Milan che in ogni caso fa valere carattere e sacrificio: l'arma in più della nuova era rossonera.

ATTENTI A QUEI DUE - Il Milan non può fare a meno di Marco Borriello. Lo ha detto Carlo Ancelotti. Il centravanti è il punto di riferimento davanti a Kakà e Ronaldinho. Con il Napoli, che schiera non solo classe, ma anche muscoli, dà più garanzie di Pato che proprio con il Napoli iniziò la sua avventura (con gol) in rossonero. Ma dal 5-2 subito il 13 gennaio scorso, gli azzurri hanno fatto passi da gigante. Il 3-5-2 inganna, perché il Napoli gioca bene dalla testa in giù: difesa organizzata, abile a chiudere gli spazi e a pressare sull'uomo; centrocampo sempre pronto a rilanciare l'azione e un attacco pesante in cui Denis e Lavezzi sono una minaccia costante.

SALVA BLASI - La dote naturale offensiva del Napoli innesca quella del Milan, ma il furore e la caccia al gol confonde spesso le idee alle due formazioni, regalando nel primo tempo solo un paio di emozioni. La prima vera palla gol è del Milan, con salvataggio sulla linea di porta di Blasi, sul campanile di testa di Ambrosini al 20'. Al 25' Lavezzi mette in mostra le sue straordinarie qualità. Il suo sinistro è un fulmine e Abbiati deve usare il colpo di reni per respingere. Al 27' è invece il Milan a confezionare un'azione spettacolare con tiro conclusivo alle stelle di Kakà.
SALVA BONERA - Bella sfida. Scontro fisico e tecnico, che col passare dei minuti lascia però spazio al tatticismo in cui sono i singoli a fare la differenza. Al 41' il Napoli registra sul tabellino la sua più ghiotta occasione. Lavezzi scarica una bordata che Abbiati non trattiene; il portiere pasticcia con Bonera che alla fine spazza in fallo laterale, prima che la palla oltrepassi la linea di porta.
MAGGIO VEDE ROSSO - La conferma di quanto l'argentino sia devastante è il giallo mostrato a Kakà al 42', costretto al fallo per arginarlo. E' invece rosso l'inevitabile cartellino che Rocchi mostra a Maggio quando stende Jankulovski lanciato a rete al limite dell'area. Espulsione al 44' per doppia ammonizione; la prima comminata per un fallo su Kakà. Il Napoli viene così a perdere l'eclettico laterale, concedendo nella ripresa un vantaggio clamoroso al Milan. Reja cerca il rimedio in Aronica che va a sostituire Hamsik. Con il nuovo entrato sistema la difesa a quattro per limitare il prevedibile assalto del Milan. Con l'uomo in più, infatti, i rossoneri caricano a testa bassa, senza per questo faticare per trovare soluzioni vincenti. Al 4' vibra San Siro per lo stop di petto e il destro al volo di Ronaldinho a cui replica Iezzo con una straordinaria deviazione in angolo. Dopo un primo tempo anonimo, il brasiliano partecipa di più all'azione cercando sempre il dialogo con Kakà. Ma mai regalare spazi a quei due argentini. Al 13' Denis tocca per Lavezzi che trova il canale giusto per impegnare ancora Abbiati. Dimostrazione che il Napoli è vivo e vegeto anche se deve rinunciare per infortunio a Santacroce che Reja sostituisce con Pazienza. Vita dura, insomma. Ancelotti lo capisce e aggiunge polvere da sparo all'attacco con Pato al posto di Ambrosini. Al 18' Iezzo compie un nuovo miracolo dopo una percussione di Borriello. E' assedio, ma il Napoli ha il pregio di non perdere la testa. Seppur in dieci alza il suo baricentro, mette in affanno la difesa rossonera e quando può fa possesso palla.
CI PROVA INZAGHI - Non va. E quando le speranze svaniscono significa che è giunto il momento di Inzaghi. Storce un po' il naso Borriello quando al 26' deve lasciare per il falco. Al 28' succede di tutto: Kakà colpisce il palo e dopo una serie di batti e ribatti Iezzo scaccia in angolo. Ma quello che accade al 30' ha dell'incredibile. Si tratta del colpo di testa ravvicinato di Pato che fallisce un gol pazzesco, del tipo lo faccio anche io, tanto da meritare un posto in tribuna al posto del tanto bistrattato Sheva. Il Napoli si difende con unghie, denti e stampelle. Ribatte da leone e a salire in cattedra ancora di più Lavezzi, giocatore di una bellezza innaturale: attaccante con fiuto del gol, ma anche interditore.
L'ORA DI RONALDINHO - Al 39' Rocchi assegna un rigore dubbio, molto dubbio al Milan per un fallo di mani in area di Pazienza. Involontario. Evidente. Batte Kakà, ma Iezzo para. Dio esiste. Per poco: al 41' Ronaldinho sfrutta una punizione dall'out destro; complice la deviazione di Denis, la palla si infila sotto la traversa. Il Milan dopo una vita torna in testa al campionato.gasport .





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26.10.08

Intervista a David Beckham "Volevo soltanto il Milan"


Il campione inglese: "Il Milan era l'unica squadra che mi piaceva. Ieri sera a Los Angeles, in un ristorante italiano, tutti i camerieri erano interisti: volevano farmi pagare un conto salatissimo"
David Beckha, 33 anni, al Milan da gennaio. Ap
David Beckha, 33 anni, al Milan da gennaio. Ap
LOS ANGELES, 26 ottobre 2008 - David Beckham finalmente parla. A pochi passi, i figli Romeo e Cruz, con la maglietta del Manchester United, riempiono di calci un pallone.
Beckham oggi giocherà l’ultima partita con i Galaxy?
"Non sarà l’ultima. Non cambio idea sul calcio americano. Anche se il calendario Mls, con questa lunga pausa invernale, non va bene".
Così va in prestito al Milan.
"Ho fatto contattare io la società, perché è l’unica squadra che mi piaceva: sono stato al Manchester United e al Real Madrid, mi mancava il Milan, appunto. E poi loro hanno dimostrato interesse nel prendermi. Ehi, andrò a giocare con Kakà, Ronaldinho, Seedorf e con uno dei calciatori che più ammiro nel mondo: Maldini. E in un Paese dove c’è grande passione per il calcio. Potrei raccontarle un aneddoto che mi è accaduto qui a Los Angeles ieri sera".
Dica.
"Ero in un ristorante italiano, tutti i camerieri erano interisti: volevano farmi pagare un conto salatissimo".
Ancelotti le troverà un posto?
"Non mi aspetto di giocare e per il momento non ho avuto contatti personali con nessuno. Lo farò nelle prossime due settimane".
Si sente all’altezza della serie A?
"Non ci ho mai giocato, ma credo che non sfigurerei. Se hai i piedi buoni ce la fai ovunque"
Potrebbe restare al Milan più a lungo?
"Sono un giocatore dei Galaxy e sono contento della mia esperienza americana, un po’ meno di come è andata la mia squadra. Però stiamo già lavorando per migliorarci".
Adesso che farà?
"Mi riposerò per qualche settimana e poi sarò prontissimo per arrivare a Milano".



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19.10.08

Ronaldinho fa volare il Milan

I rossoneri battono 3-0 la Sampdoria che resiste all'insegna del bel gioco per un'ora, fino al rigore (discusso) trasformato dal brasiliano che raddoppia dopo un duetto con Kakà. Di Inzaghi la terza rete. Blucerchiati in dieci dal 55' per l'espulsione di Lucchini

Ronaldinho, 28 anni, tre gol in serie A. Reuters
Ronaldinho, 28 anni, tre gol in serie A. Reuters
MILANO, 19 ottobre 2008 - Un'ora di oblio. Inspiegabile quanto insopportabile. Una Sampdoria brillante, ordinata e cocciuta. Una grande occasione per Sammarco sventata da Abbiati, poi il vento che cambia il destino: un rigore discusso con conseguente espulsione di Lucchini, la trasformazione di Ronaldinho che bissa dopo un duetto con Kakà, lanciato nella ripresa. Ci pensa Inzaghi al 90' a fissare il risultato.
SENZA KAKA' - "Mister non me la sento" aveva detto questa mattina Kakà ad Ancelotti. Così il tecnico decide di schierare Ronaldinho alle spalle di Borriello e Pato. Scambio tra fantasisti brasiliani rischioso, ma affidabile secondo il tecnico che sostituisce Gattuso con Flamini. E la panchina? Da sballo: con Kakà ecco Nesta. Ma anche Favalli, Inzaghi, Emerson e Shevchenko. Cosa darebbe Mazzarri per averne almeno uno. Lui, senza Palombo, si difende con un 3-5-1-1 dove il suo brasiliano Antonio Cassano gioca avanzato rispetto a Delvecchio.
CASSANO - Ti aspetti bollicine rossonere e invece è bella Samp. Contribuiscono l'esasperante lentezza del Milan, stucchevole quando rumina gioco con decine di passaggi inutili; la posizione di Ronaldinho che in mezzo ci sta come il cavolo a merenda, la debolezza del centrocampo, già orfano di Pirlo e Gattuso, e con un Seedorf opaco e confuso. Proprio una bella Samp, capace di gestire il gioco, impedire al Milan di ragionare e di iscrivere sul tabellino l'unica vera occasione da gol. Capita a Sammarco servito magicamente da Cassano; penetrazione in area e diagonale che impegna duramente Abbiati con un diagonale.
OPACHI - Il Milan cincischia. Con ruggiti da coniglio rende tutto prevedibile e facilmente assimilabile. I blucerchiati fanno muro e ripartono. Tutto fila liscio. Dalla difesa, dove Lucchini è un gigante, al centrocampo, dove Sammarco, Padalino e Pieri creano superiorità numerica. Senza parlare poi di Cassano e Delvecchio che minano la tranquillità nella difesa del Milan, sorretta da Bonera e Maldini. E Dinho? Intermittente, mentre Borriello è blindato e Pato non è lucido come dovrebbe. Il solito déjà-vu. Insomma, cercasi Kakà disperatamente. Soluzione che nella ripresa Ancelotti applica dal primo minuto. A restare negli spogliatoi è Pato.
CAMBIA IL VENTO - Kakà ha il pregio di regalare ritmo alla squadra e non è un caso se dopo pochi secondi sfiori di testa il vantaggio. C'è più Milan; è innegabile. Ma non è certo quello spettacolare pensato ad Ancelotti nella vigilia. A dare una svolta è l'arbitro Damato che assegna un rigore ai rossoneri per un fallo di mano del già ammonito Lucchini. Decisione eccessiva. Tant'è che si presenta Ronaldinho a battere dal dischetto e trasformare. Mazzarri, furioso e disperato, è costretto a cambiare Padalino con Stankevcius e affidarsi al carattere dei suoi ragazzi che pur in inferiorità numerica danno del filo da torcere al Milan. Ci pensa Kakà a scrollare definitivamente i rossoneri chiamando Ronaldinho a duettare. Magie che si accavallano, fino al diagonale chirurgico del Gaucho che batte Castellazzi. E' il calcio crudele che punisce eccessivamente la Samp, in gara per sessanta minuti. C'è spazio anche per Emerson e Inzaghi (fuori Seedorf e Borriello), mentre Mazzarri cerca miracoli con Bellucci e Bonazzoli (Ziegler e Cassano out). Ma la Samp non ne ha più. Ne approfitta il Milan che va in gol con "highlander" Inzaghi. Pippo evita Castellazzi su tocco di Ambrosini e fissa sul 3-0.


31.8.08

Iniziamo bene Milan battuto dal Bologna

Il brasiliano dà spettacolo, ma i rossoblù non si fanno incantare e battono il Milan 2-1. Nel primo tempo, al gol di Di Vaio replica Ambrosini. Nella ripresa, dopo i numeri dell'ex Barça, arriva la perla di Valiani
Marco Di Vaio esulta: il Bologna è in vantaggio. Afp
Marco Di Vaio esulta: il Bologna è in vantaggio. Afp
MILANO, 31 agosto 2008 - Il Bologna sbanca San Siro e rovina la festa ai tifosi del Milan accorsi in migliaia per vedere all'opera Ronaldinho. Il fuoriclasse spadroneggia, ma i rossoblu vincono 2-1, in un certo senso meritatamente, evidenziando un cinismo invidiabile: quattro occasioni, due gol. Marco Di Vaio apre le danze, Ambrosini pareggia, ma poi ci pensa Valiani a costringere alla resa i rossoneri.
TALENTI E OPERAI - Non l'avrebbe mai immaginata una partenza così Carlo Ancelotti che schiera il doppio trequartista, con molto senso brasiliano del calcio. Vale a dire Seedorf e Ronaldinho alle spalle di Inzaghi. La classe e l'improvvisazione collegate all'istinto del gol. In questo Milan che deve fare a meno di sua maestà Kakà, di Nesta, Gattuso, Borriello e Senderos, ci si aggrappa all'estro, mentre Arrigoni bada al sodo con un modulo variabile: 4-2-3-1 in fase offensiva, 4-5-1 in quella difensiva.
DI VAIO SUPER - Manovra avvolgente quella del Bologna che mostra di avere poco rispetto dei nomi roboanti. I rossoblù chiudono bene, complice anche la scarsa mobilità del Milan che insiste troppo centralmente senza sfruttare le fasce. I guizzi di Ronaldinho non bastano. Lui vuole dimostrare al mondo di essere ancora il funambolo di Barcellona. Ma sono solo striminziti esempi della sua immensa classe. Gioca meglio il Bologna che costruisce il suo gioco con sapienza e giocate elementari ma efficaci. E approfittando dei muscoli arruginiti dei rossoneri passa meritatamente al 18'. Scambio strepitoso quello fra Adailton, Zenoni, Amoroso e Di Vaio, con diagonale dell'attaccante che si infila alla destra di Abbiati.
AMBRO NON PERDONA - La mazzata sveglia il Milan che, con molto ritardo, libera le catene a Zambrotta. Il difensore dispensa palle, gran cross per Ronaldinho che spreca di testa, e ci prova dal limite, ma alzando troppo la mira. Intanto Dinho carbura, alza il ritmo e gioca per gli altri. Magnifico il tocco per Inzaghi che, come ad Atene nella finale di Champions, supera il portiere, ma troppo defilato spreca a lato. Il Milan c'è e vista la difficoltà a sfondare centralmente tenta la conclusione dalla distanza. Prima con Zambrotta, poi con Flamini. Ma Antonioli fa il miracolo sul francese. Chapeau. Insomma il gol è nell'aria e dopo il possibile 2-0 fallito da Di Vaio nell'ennesima fuga in velocità, Ronaldinho estrae dal cilindro l'assist perfetto per Ambrosini che di testa batte Antonioli.
ECCO DINHO - Inizia la ripresa e tocca al figliol prodigo Andriy Shevchenko. Esce Jankulovski e Ancelotti cambia tutto. Sposta Zambrotta a sinistra, scala Flamini a destra e lancia con spregiudicatezza un attacco al fulmicotone. Con Seedorf leggermente arretrato rispetto al primo tempo, si esalta Ronaldinho. Il brasiliano fa numeri icredibili. Un pericolo pubblico per i rossoblù che non riescono a contenerlo. Dribbling negli spazi stretti, palle per tutti. Soprattutto quella a Sheva che a tu per tu con Antonioli si fa respingere all'11' il più facile dei gol. Ma il Bologna non si arrende, applicando al meglio la filosofia di Arrigoni che toglie Adailton e Amoroso per Mudingayi e Marazzina. In contropiede fa sempre venire i brividi, come quando Di Vaio al 21' sfiora la traversa dal limite. Il tempo passa e Ancelotti rinfresca l'attacco: Inzaghi lascia il posto a Pato.
MA SPUNTA VALIANI - Ma, come si diceva, il Bologna è vivo e con cinismo sa sfruttare al meglio tutte le occasioni. Evidentemente ispirato da Ronaldinho, Valiani al 34' con un potente destro mette la palla nel sette. Spompato e poco lucido, il Milan si getta in attacco. Troppo poco per i rossoblù che spavaldi controllano con sicurezza. Inutile anche l'innesto di Emerson per Ambrosini, anche perché in campo tra i rossoneri regnano confusione e insufficiente determinazione. La vittoria per gli emiliani appare così più che meritata. Utile per far capire ad Ancelotti che oltre al talento (Arrigoni dixit) occorrono anche gli operai.Gaetano De Stefano Qui una chicca il Milan tour a Vieste:


Turbo Tagger

8.2.08

Stankovic: "Odiano l'Inter perché è troppo forte"(rosica milanista ladro e juventino farabbuto..ah ah)

Il centrocampista migliora e guarda già alla sfida di Liverpool. Nel frattempo commenta il clima che si respira attorno ai nerazzurri: "Diamo fastidio, ma nessuno può puntare il dito contro questa squadra"


APPIANO GENTILE (Como), 8 febbraio 2008 - Dejan Stankovic non ci gira intorno: "Diamo fastidio perché siamo troppo forti, non posso dire che sia una cosa normale, ma è così, siamo talmente forti che cominciamo a dare fastidio e ad essere odiati".
Il centrocampista serbo interviene a gamba tesa sulle polemiche che stanno accompagnando il cammino dei nerazzurri in testa al campionato. Lo fa difendendo la sua squadra dalle polemiche e sottolinea la forza del gruppo di Mancini. "Certe cose non posso dirle, sono ancora un calciatore sotto contratto. Ma penso che nessuno si può azzardare a puntare il dito contro l'Inter, che non se lo merita".
Poi una buona notizia sulle sue condizioni fisiche. L'infortunio muscolare rimediato contro l'Empoli non preoccupa più di tanto. "Il problema non è così grave come si pensava all'inizio - ha spiegato a Sky Sport - mi sono gestito bene perché forse potevo fare ancora qualche minuto, ma ho preferito uscire ed è stato giusto così".

gasport

13.1.08

È un Milan (P)ATOmico


Spettacolo allo stato puro a San Siro dove i rossoneri superano 5-2 il Napoli grazie a Ronaldo (doppietta), Seedorf, Kakà e a una magia della giovane stella brasiliana all'esordio ufficiale. Per la squadra di Reja in partita solo nel primo tempo reti di Sosa e Domizzi (rigore). Nel finale espulso Gargano Ronaldo esulta insieme a Pato. Pegasonews Ronaldo esulta insieme a Pato. Pegasonews MILANO, 13 gennaio 2008 - Segui in tempo reale Milan-Napoli: 5-2 (15' p.t. Ronaldo, 28' p.t. Sosa, 31' p.t. Seedorf, 38' p.t. rigore Domizzi, 1' s.t. Ronaldo, 23' s.t. Kakà, 29' s.t. Pato) VOGLIA DI PATO - Pato, Pato. Tutti aspettano Pato, il Papero. Solo 18 anni. Ma reggerà il ragazzino di Pato Branco alla pressione mediatica e alle attese dei tifosi rossoneri affamati di campionato? Lo chiamano il messia, la luce, la provvidenza: l'uomo che cambierà i destini del Milan. Rino Gattuso è stato realista: "Fantastico in allenamento; ora deve dimostrare il suo valore"; affermazione tipica del centrocampista rossonero. Ma quando due personaggi equilibrati come Carlo Ancelotti e Paolo Maldini mollano il freno decantandone meraviglie, allora vorrà dire che questa sera ne vedremo delle belle. VOGLIA DI GOL - Dicono che a Milanello sbaragli tutti; che fa numeri impossibili. I filmati brasiliani ne esaltano le magie, i doppi passi, le finte. E poi rabone, pallonetti, fiondate, palleggi. Insomma, tutto il repertorio del brasiliano doc. Alle 20.30 a San Siro il grande appuntamento: il Milan e Pato contro il Napoli. Meazza zeppo per vedere all'opera Alexander: faccia da bambino con l'apparecchio ai denti. Ma così sicuro di se stesso da dichiarare che contro gli azzurri ha già pianificato il gol. RONALDO - Ancelotti per l'occasione sfodera il 4-3-1-2, con Kakà alle spalle del suo giovane connazionale e di Ronaldo. Confermato, quindi, l'attacco tutto brasiliano, già celebrato questa mattina dal presidente Silvio Berlusconi che non ha perso tempo nel definirlo "il trio delle meraviglie". SEEDORF ARRETRA - Un ribaltone mica da ridere, con un Seedorf mica tanto soddisfatto, intimorito dalla possibilità che i ritocchi possano modificare il gioco del Milan. L'olandese infatti viene scalato alla destra del centrocampo, in assenza di Gattuso squalificato dal giudice. Poi Pirlo e Ambrosini. Ma Pato vale l'esperimento. Perché se funziona come potremo dare torto ad Ancelotti? Sulla difesa anti-Napoli la novità è Maldini a sinistra, con la conferma a destra di Bonera. PREDISTINATI - Manca davvero poco. Tutti con il fiato sospeso. Quando Kakà approdò in Italia in molti storsero il naso per quel suo modo atipico di essere brasiliano. Con gli occhialini da vista da fighetto, la pettinatura perfetta, giacca e cravatta. Gentile. Insomma, come disse Silvio Berlusconi, "il ragazzo che tutte le mamme vorrebbero dare in sposa alle loro figlie". Beh, Pato non si discosta molto da quel modello anche se appare più sgamato e meno timido. "Uno così freddo a 18 anni non lo avevo mai visto", ha detto ieri Ancelotti. Tornando a Kakà, al suo esordio con la maglia del Milan (era il primo settembre 2003, vittoria ad Ancona per 2-0), il ragazzo di Brasilia lasciò tutti a bocca a aperta. Il resto è quasi leggenda. Un predestinato, si disse poi. Tutti a Milanello la pensano allo stesso modo per Pato. Sorridono maligni, quasi nascondessero il segreto del calcio. L'antidoto per ribaltare un'andata in campionato di rara bruttezza. Questione di ore e il mistero sarà svelato. Gaetano De Stefano

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12.12.07

Ronaldo si arrende, Niente Mondiale per club

Il brasiliano non si sente completamente recuperato dall'infortunio ed è stato escluso dalla lista dei convocati per le partite di Yokohama. Al suo posto Favalli. Intanto Ancelotti pensa alla semifinale di domani e si concede una battuta su Mourinho: "Non l'ha cercato il Milan, è lui che si è offerto"











Ronaldo e il connazionale Emerson in allenamento. Afp

YOKOHAMA (Giap), 12 dicembre 2007 - Ronaldo non ce la fa. Nonostante l'ottimismo di ieri, il brasiliano ha ammesso di non sentirsi del tutto recuperato e, di conseguenza, pronto per scendere in campo nemmeno domenica. Il Milan, dopo un consulto con il giocatore, ha quindi deciso di escluderlo dalla lista dei rossoneri che parteciperanno al Mondiale per club e di inserire al suo posto Giuseppe Favalli.

BANDIERA BIANCA - La notizia è stata comunicata direttamente da Adriano Galliani attraverso un'intervista a Milan Channel. "Ronaldo - ha spiegato l'a.d. rossonero - sente di non riuscire ad essere pronto per domenica. Ancelotti ed io siamo saliti in camera sua e abbiamo deciso, di comune accordo con Ronie, di aggiornare la lista dei 23 giocatori utilizzabili per il Mondiale per club inserendo Favalli al suo posto".

TUTTI DISPONIBILI - In compenso, e questa è la sola buona notizia, Galliani ha comunicato che "tutti i non titolari andranno in panchina, per cui Ancelotti potrà scegliere fra altri 12 giocatori, oltre agli 11 che partiranno dall'inizio".

SOTTO CON L'URAWA - Chiuso il "caso-Ronaldo", non rimane dunque che preparare al meglio la semifinale di domani contro l'Urawa Reds. Senza sentirsi già in finale perché, spiega Ancelotti, l'undici giapponese è composto da "giocatori di qualità. Cercherà di difendersi e poi di sfruttare il contropiede poiché ha giocatori dinamici in grado ribaltare il gioco". Secondo il tecnico rossoneri, i giapponesi avranno certamente "il pubblico dalla loro parte e questo può dar loro una grande spinta". Fatto il punto sull'avversario, con tanto di elogio delle capacità tecniche di giocatori come il brasiliano Washington, e i nipponici Abe, Hasebe e Suzuki, Ancelotti ha sorvolato sulla possibile formazione rossonera: "Non ho ancora deciso chi giocherà davanti - ha replicato a chi gli chiedeva se domani schiererà in attacco Inzaghi o Gilardino - né, tanto meno, se Maldini giocherà dell'inizio". Sempre in materia di formazione, Ancelotti ha concluso che "non abbiamo problemi. Jankulovski ha recuperato e così Dida. Tutti e 23 sono a disposizione".

INTOCCABILE - Infine un piccolo siparietto-mercato con tanto di dedica a Mourinho: "Da quello che mi risulta, non è il Milan che l'ha cercato, ma è lui che si è offerto. Io - ha osservato - ho un contratto con il Milan fino al 2010. La notizia è uscita su alcuni giornali ma penso che più che la volontà del Milan di prendere Mouhrinho c'è la volontà di Mouhrinho di allenare il Milan. Direi - ha proseguito - che più che una richiesta del Milan è una richiesta dell'allenatore".

"CI SIAMO" - Intanto i giapponesi dell'Urawa lanciano la sfida alla formazione di Ancelotti: "Il nostro obiettivo in questo Mondiale era arrivare ad affrontare il Milan, una delle migliori squadre del mondo - ha detto il tecnico Helger Osieck -. Sarà durissima, ma siamo orgogliosi di rappresentare il calcio giapponese e i nostri colori".


Tratto da http://www.gazzetta.it/


Alessandro Franchetti

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7.12.07

MILANO: ONORE AI 100 ANNI DELL'INTER

MILANO - Questa mattina, presso il teatro "Dal Verme" di Milano, il Sindaco Letizia Moratti ha consegnato le Benemerenze Civiche. F.C. Internazionale Milano, nell'anno del suo centenario di fondazione, è stata all'Ambrogino d'Oro 2007 con la Grande Medaglia d'Oro.
Ha ritirato il prestigioso riconoscimento Massimo Moratti, accompagnato all'evento dalla moglie Milly e dal figlio Gigio. Sul palco, in rappresentanza della storia nerazzurra Osvaldo Fattori, Mario Corso e Giuseppe Bergomi, Javier Zanetti e Luis Figo.
In rappresentanza della società erano presenti l'amministratore delegato e direttore generale Ernesto Paolillo e il vice-direttore generale Stefano Filucchi.
Questa la motivazione per la Grande Medaglia d'Oro consegnata all'Inter
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"ANCORA UNA VOLTA CELEBRATA DA MILANO E NEL MONDO PER LA SUA GLORIOSA STORIA E I SUOI STRAORDINARI SUCCESSI. SOLIDAMENTE LEGATA ALLA CITTÀ, MA INTERNAZIONALE NEL MODO DI VIVERE IL CALCIO, HA PORTATO ONORE E FAMA ALLA COMUNITÀ AMBROSIANA, ATTRAVERSO I PRESTIGIOSI RISULTATI AGONISTICI E LA COSTANTE TRASMISSIONE DEI PRINCIPI ETICI DI LEALTÀ, CORRETTEZZA, TRASPARENZA, SPORTIVITÀ, IN PARTICOLARE ALLE NUOVE GENERAZIONI. HA PORTATO L'IMMAGINE E L'ANIMA DI MILANO NEL MONDO: PRIMA SQUADRA AD APRIRSI A CULTURE E PROFESSIONALITÀ ALL'ESTERO, HA AVUTO LA CAPACITÀ DI METTERSI AL SERVIZIO DI SOCIETÀ POVERE IN MOLTI PAESI DEL PIANETA CON LA COSTRUZIONE DEGLI INTER CAMPUS. UNICA SQUADRA ITALIANA AD AVER SEMPRE MILITATO NELLA MASSIMA CATEGORIA, È STATA LA PRIMA A VINCERE IL CAMPIONATO A GIRONE UNICO (1909-1910), IL CAMPIONATO DI SERIE A (1929-1930) E LA COPPA INTERCONTINENTALE (1964). NEL 1988-1989 E NEL 2006-2007 HA STABILITO QUASI TUTTI I RECORD ASSOLUTI PER I CAMPIONATI A 18 E A 20 SQUADRE".

http://www.inter.it/

6.12.07

Il Chelsea perde Drogba e stringe per Ronaldinho

L'ivoriano, infortunatosi al ginocchio sinistro sarà probabilmente costretto presto a finire sotto i ferri. Per lui si ipotizza un lungo stop. I londinesi accelerano perciò i tempi per il brasiliano del Barcellona


LONDRA (Inghilterra), 6 dicembre 2007 - Pessime notizie in casa Chelsea. Didier Drogba dovrà, infatti, farsi operare al ginocchio e rischia un lungo stop. Si parla di mesi. Lo rivela il Times, spiegando che l’esame ecografico a cui si è sottoposto ieri l’ivoriano ha rivelato una degenerazione del menisco del ginocchio sinistro (infortunatosi il mese scorso durante una partita con la sua Nazionale) che necessita di un intervento. Resta solo da stabilire quando l’attaccante finirà sotto i ferri. Due le possibilità al riguardo: operare subito o tirare fino a gennaio, magari ricorrendo alle infiltrazioni per tenere a bada il dolore, così da avere Drogba disponibile per le prossime sfide da qui a Natale. INTERVENTO A GENNAIO - Lo staff medico dei Blues vuole valutare la situazione insieme al giocatore e al tecnico Avram Grant prima di decidere in un senso o nell’altro, anche se serpeggia nel club la tentazione di aspettare fino al nuovo anno, quando Drogba sarebbe stato comunque assente a causa dell’impegno con la sua nazionale in coppa d’Africa. Ma il 29enne attaccante non sembra avere alcuna intenzione di sacrificare la sua carriera internazionale e gli stessi medici non paiono entusiasti all’idea di rischiare l’integrità del giocatore per qualche apparizione in Premier League, anche se per la verità le gare che attendono il Chelsea non sono proprio delle passeggiate, a cominciare dal big-match contro l’Arsenal del 16 dicembre. Molto comunque dipenderà dai prossimi due giorni: nel caso in cui Drogba non dovesse farcela per la sfida con il Sunderland di sabato, è probabile che si decida per l’intervento immediato. Per un’operazione di questo tipo, il recupero varia da un minimo di 3 a un massimo di 5 settimane, senza contare il tempo necessario per ritrovare il ritmo partita: ciò significherebbe avere il giocatore fuori uso fino all’inizio della coppa d’Africa e, di conseguenza, rivederlo con la maglia dei Blues non prima della metà di febbraio. COPPA D'AFRICA - Ovviamente, c’è anche il rischio che l’intervento abbia ripercussioni sulla stessa partecipazione di Drogba alla doppa d’Africa e in questo caso, sottolinea il giornale, sarà il Chelsea a non concedere all’attaccante il benestare per riunirsi con la sua Nazionale. Almeno, non prima che abbia recuperato la completa forma e sia in grado di giocare anche per il proprio club. OBIETTIVO RONALDINHO - L’imprevisto stop di Drogba disegna, però, nuovi scenari nella vicenda Ronaldinho: il ventilato passaggio del brasiliano, naturalizzato spagnolo, dal Barcellona al Chelsea potrebbe davvero subire un’accelerazione e concretizzarsi già a gennaio, forte della richiesta di Grant di aumentare il parco-attaccanti, stante l’indisponibilità dell’ivoriano e la scarsa considerazione del tecnico per Shevchenko. Che Ronaldinho sia ormai ai ferri corti con il club spagnolo è cosa certa, come pure la folle offerta fattagli da Roman Abramovich per convincerlo a trasferirsi a Londra (10 milioni di euro l’anno). Sempre ieri il procuratore nonché fratello del giocatore, Roberto Assiss, si era lasciato scappare una dichiarazione sibillina (“Ronaldihno è felice, ma le cose cambiano rapidamente”), subito seguita dallo scarico di responsabilità su Laporta (“Io non posso ricevere offerte. E’ il Barcellona che lo deve fare”). E anche se secondo Felipe Scolari, Ronaldinho ha già dato tutto quello che poteva dare, come si legge sul Sun, da queste parti sono tutti pronti a scommettere che il campione brasiliano sarà il capriccio del nuovo anno di Paperone Abramovich.
Simona Marchetti

www.gazzetta.it

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28.11.07

Esodo dei tifosi per l’addio a Manuela

CI SARANNO anche loro, i tifosi, oggi a Orzinuovi, ai funerali di Manuela Prandelli. In tanti, infatti, hanno fatto di tutto per partecipare a questa dolorosa, ma inevitabile, trasferta. Inevitabile perché la gente di Firenze ha davvero un legame speciale con Cesare Prandelli. Così, oggi, già di prima mattina a centinaia si metteranno in marcia con destinazione la chiesetta di Orzinuovi dove l’allenatore viola darà il suo ultimo saluto alla moglie. Ci saranno rappresentanti del Centro di Coordinamento, guidati dal presidente Filippo Pucci. Ci saranno ragazzi del Collettivo, dell’Atf e di tutti gli altri club, ai funerali. Un sciarpa viola al collo e tanto dolore nel cuore, ecco come i tifosi della Fiorentina parteciperanno al pomeriggio più difficile per l’amico o meglio, per il fratello maggiore, Prandelli. Chi comunque oggi non ce la farà a raggiungere l’allenatore, si è fatto vivo ieri. In mille modi. Davanti alla sede della Fiorentina, allo stadio, sono apparsi tanti mazzi di fiori dedicati a Manuela. Tanti anche i bigliettini attaccati al cancellone verde del «Franchi». Mille le firme: Francesco, Elena, Giovanni... Unico il significato di quel gesto scritto d’istinto e appiccicato con le lacrime agli occhi a quel portone che Prandelli attraversa giorno dopo giorno. «Ti siamo vicini, ti vogliamo bene, ti abbracciamo», queste le parole con cui i tifosi della Fiorentina hanno tradotto il loro dolore.
QUALCUNO ha anche appeso uno striscione al cancellone verde del «Franchi». «Cesare, Niccolò e Carolina, con affetto ci stringiamo a voi», questo il testo. Semplice, semplicissimo ma significativo e che va dritto al cuore. In sede infine la mattinata è stata segnata dal continuo via vai degli addetti alle consegna di telegrammi e lettere. Centinaia gli attestati di solidarietà a firma di allegati e colleghi di lavoro di Prandelli, di calciatori, ma anche di uomini dello spettacolo e del mondo politico. Oltre che di semplici cittadini
EPPOI ATTESTATI da parte anche di tifosi. No, in questo caso, non solo quelli di fede viola, ma tifosi di ogni colore. Lettere e telegrammi sono arrivati a Firenze da ultras della Juventus (in maggioranza), come da tifosi del Napoli, del Milan e dell’Inter. Il dolore di Prandelli insomma è stato più forte di tutto. Più forte di ogni campanilismo o contrasto sportivo. E’ l’ennesima magìa di un allenatore e di un uomo straordinario.

Fonte: La Nazione

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11.11.07

Agente esplode un colpo Morto tifoso della Lazio


Il Questore: "Tragico errore". Gli amici: "Lo sparo da 30 metri". Rinviata Inter-Lazio
Gli incidenti di Bergamo durante Atalanta-Milan. Ansa
Gli incidenti di Bergamo durante Atalanta-Milan. Ansa
MILANO, 11 novembre 2007 - Si chiama Gabriele Sandri, 26 anni, noto dj della capitale e animatore del "Piper", il tifoso laziale morto questa mattina nella stazione di servizio di Badia al Pino, sulla A1, nei pressi di Arezzo, dopo essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco, forse sparato da un agente della Polstrada intervenuto per sedare una rissa scoppiata tra tifosi biancocelesti e juventini. ll poliziotto avrebbe sparato in aria a scopo intimidatorio. Poi forse un secondo proiettile potrebbe essere partito accidentalmente dalla pistola. Ma la dinamica di quanto accaduto deve essere ancora definita.
OPINIONI - "E' stato un tragico errore - ha detto il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe - Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone che non erano stati individuati come tifosi degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima". Di diverso parere l'avvocato Luigi Conti, amico della famiglia Sandri: "È un reato perpetrato dalle forze dell'ordine, lo dicono i tifosi, sentite loro. È stato un tirassegno". "Me lo hanno ammazzato a 26 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo hanno ammazzato a 26 anni": queste le parole di Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele, appena uscito dalla caserma della polizia stradale di Arezzo.
PARTITA RINVIATA - Sandri, che si stava recando a Milano per assistere alla partita della Lazio con l'Inter, è stato raggiunto da un colpo di pistola mentre si trovava all'interno di un auto. La partita contro l'Inter in programma oggi a San Siro è stata rinviata a data da destinarsi. Le altre gare della 12ª giornata della serie A cominceranno invece con 10 minuti di ritardo. Lo ha deciso la Figc, in accordo con la Lega. Giocatori e arbitri scenderanno in campo con il lutto al braccio, l'unico che si è rifiutato di farlo è Clarence Seedorf
INDAGINI - La Polizia scientifica ha sequestrato i filmati delle telecamere a circuito chiuso della stazione di servizio di Badia al Pino, dove è morto questa mattina Gabriele Sandri. Nessuno, alla stazione di servizio, ha sentito il colpo di pistola che ha colpito a morte il dj. Secondo quanto emerso, la polizia stradale stava facendo alcuni controlli quando si sarebbe resa conto dei tafferugli in atto tra gli occupanti di due auto, ma forse anche di più: una sarebbe stata composta da supporter della Lazio, l'altra forse, ma non c'è certezza, da juventini. Quest'ultimi si sarebbero poi allontanati. Confermato che Sandri è stato colpito mentre era all'interno dell'auto, una Megane: il proiettile sarebbe passato dal vetro posteriore sinistro. L'auto con a bordo Gabriele potrebbe essere stata raggiunta da un colpo di pistola mentre stava uscendo dall'area di servizio.
GLI AMICI - "L'agente ha sparato da lontano, saranno stati trenta metri. E quando era già tutto finito". Questo il tragico racconto degli amici di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio morto questa mattina nell'area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo. "È vero che c'è stato un diverbio con alcuni juventini - hanno detto ancora - ma quando sono intervenuti gli agenti la cosa era già rientrata. Senza problemi. E invece quell'agente ha sparato dalla corsia opposta..."
gasport

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27.10.07

TRE PIZZE IN FACCIA!!!!!!!!!!!!!


Ritorno a casa con tre souvenir dell'antica scuola napoletana per tre tifosi juventini :) gentilmente offerti dagli scunizzi Domizzi e Gargano....FORZA NAPOLI!!!!!!!!!!!!!!!
Foto tratta da www.gazzetta.it

15.10.07

Ronaldo: ''Ci siamo quasi''Galliani: ''Qui a lungo''

L'attaccante brasiliano non giocherà con l'Empoli ma è ormai pronto al rientro. ''Non vogliamo sbagliare ancora, usiamo tutta la prudenza e la tranquillità del mondo''. L'ad: ''Adesso recupera, giocherà e poi penseremo al contratto''
MILANO - Ronaldo sta meglio ma non finirà domenica, quando il Milan affronterà l'Empoli, la il conto alla rovescia per il suo rientro in campo. ''Ci siamo quasi - ha detto l'attaccante brasiliano -. Ho visto un po' di notizie sbagliate negli ultimi giorni. Noi siamo tranquilli e stiamo seguendo il programma. Abbiamo già fatto uno sbaglio, non vogliamo sbagliare ancora, perciò usiamo tutta la prudenza e la tranquillità del mondo. Per il rientro dovremo essere sicuri''.

Adriano Galliani sorride alle notizie provenienti dall'infermeria. ''Sta migliorando - ha spiegato l'amministratore delegato rossonero - vedremo se sarà effettivamente in grado di giocare domenica ma i medici mi dicono che è in netto miglioramento. Il contratto? Sta così bene al Milan che non ce lo porta via nessuno. Adesso recupera, poi giocherà e poi penseremo al contratto''.

Di contratto si parla anche quando a Galliani viene chiesto dell'interessamento del Chelsea per Kakà: ''Sono stanco di ripetere che sono bufale. L'unica società che ci ha richiesto Kakà è stato il Real Madrid, che è stato gentilmente invitato a non insistere. Rinnovi e adeguamenti sono cose interne alla nostra società, Kakà ha un contratto fino al 2011 e lo rispetterà''.

Da un attaccante fermo ai box ma pronto al rientro in pista, ad un altro, Pato, che continua a studiare in attesa del debutto. ''Pato sta facendo benissimo - dice Galliani -. Da gennaio sarà uno dei nostri quattro attaccanti. Toccherà poi all'allenatore decidere chi dovrà giocare. Con Ronaldo a disposizione e con la possibilità di schierare Pato, l'orientamento di Ancelotti è quello di giocare con due punte e una mezza punta''.

Infine, a Gourcuff che si lamenta del poco spazio, Galliani replica: ''Ha parzialmente ragione. Avevamo detto che non avremmo preso nessuno a centrocampo per valorizzare proprio lui. Invece strada facendo si è manifestata l'occasione Emerson e l'abbiamo sfruttata. Però Gourcuff deve capire che ha la fortuna di giocare nel club più titolato al mondo e se è bravo deve superare la grande concorrenza che c'è in un club come il nostro''.

( 15/10/2007 )

Collina: `Il gol di Iaquinta era da annullare`

(Pierluigi Collina)
(AGM-DS) - Milano, 15 ottobre - La presenza di Collina nella trasmissione `Rai Radio Anch`io Sport`, ha stimolato l`approfondimento di fatti e di regole. A proposito di regole e` stato chiesto subito a Pierluigi Collina di commentare sia il contestato gol di Trezeguet nel derby di Torino, sia il gol dello juventino Iaquinta nella partita con la Fiorentina. `Il gol nel derby era regolare perche` nella interpretazione dell`arbitro il colpo di testa di Dellafiore e` stato visto come una giocata. Certo i limiti tra tocco e giocata sono molto sottili, con scelta non sempre facile e pretendere che tutto sia bianco o nero e` impossibile da ottenere. ha commentato Collina - Per quanto riguarda Fiorentina-Juventus, il regolamento e` chiaro un gol deve venire annullato se un giocatore ostacola o ostruisce la visuale del portiere. Il giudizio dell`arbitro deve essere sulla valutazione del fatto. La presenza di Trezeguet era a ridosso del portiere e la rete andava annullata. E` chiaro, dopo, la persona che poteva togliere dubbio era il portiere. Frey non ha protestato, ma la protesta non cambia la decisione di un arbitro. Se crediamo che protesta faccia cambiare giudizio, allora dubitiamo in partenza dell`arbitro e del suo ruolo`

L`avvento dell`auricolare deve essere visto come una cosa positiva o negativa? `Obiettivo dell`auricolare e` fornire un elemento in piu` all`arbitro. L`arbitro in questo modo puo` avere tre diversi punti di vista: gli assistenti e il quarto uomo. Confrontarsi in tempo reale puo` essere utile. Occorre farlo bene. Altre volte possono aver contribuito a fare confusione. In ogni caso ritengo sia un sistema molto utile`

Nel corso del Mondiale per Club sara` sperimentata la presenza di due assistenti nei pressi della porta: `E` una precisa volonta` del presidente della Uefa, Michel Platini, che l`ha proposta alla Fifa. Ci sara` un gruppo di persone che studiera` da vicino il progetto e una di quelle saro` io, insieme a due ex arbitri europei` ha annunciato il designatore. Per quanto riguarda il tentativo fatto con il pallone con sensori, il commento di Collina e` stato: `I microchip nel pallone sono stati provati in un Mondiale Under 17 in Peru`. Non ha avuto un gran risultato anche per mancanza di casi concreti. Forse bisogna lavorare su altre tecnologie, cosi` come importante il contributo umano` Naturalmente anche un arbitro super allenato non puo` arrivare dove la tecnologia puo` aiutare: `Dove c`e` la possibilita` di migliorare le prestazioni con allenamento, e` necessario farlo, ma ci sono cose oggettivamente impossibili da essere valutate. L`occhio umano deve essere usato per valutare meglio situazioni reali. Su altre cose l`occhio umano non puo` intervenire, specie in situazioni con pallone alto`.

Molti i temi specifici che sono stati discussi con Collina, tra i quali le trattenute in area di rigore: `L`obiettivo primario e` vederle le trattenute` - ha commentato Collina - L`arbitro non ha le `dedicate` (telecamere dedicate a seguire certe porzioni di campo o coppie di giocatori, n.d.r.). Il regista ha a disposizione sette o otto `dedicate`. L`arbitro non ce l`ha. Non puo` vedere come una telecamera. L`arbitro deve sapere come concentrare la sua attenzione e lo fa sapendo di calcio. conoscendo tattica e schemi e seguendo i movimenti. Se si tratta trattenuta e non magliette che si muovono, ma che non provocano conseguenze, allora e` giusto fischiare e dare fallo. L`arbitro deve essere molto attento e capace. Prima deve vedere. Non e` facile in area vedere, credetemi con sette, otto coppie di giocatori non e` possibile seguirle tutte. Ci si sofferma su una o due`.

Sul `famoso` fallo da dietro, la cui attenzione viene chiesta specialmente a ridosso di grandi eventi e poi sembra finire nel dimenticatoio: `Togliamo innanzitutto la parola `da dietro`. Il fallo e` punibile con espulsione quando mette a rischio incolumita`. Da dietro o di lato non conta. Quello che qualifica il fallo da espulsione e` che mette a rischio l`incolumita` fisica dell`avversario. A volte non e` facile vederlo dal campo a velocita` reale. Col tempo e` vero che si tende a `mollare` un po`, pero` vorrei dire che da noi le espusioni sono aumentate in maniera sensibile`. Altro tema: il fallo di mano intenzionale: `La parola chiave e` volontario. E` questo che qualifica l`episodio in ogni zona del campo. Quello che conta e` la volonta` di toccare la palla con la mano. Difficile fare processo alle intenzioni, ma per agevolare arbiro sono stati posti dei paletti, per cui certe cose sono punite a prescidene. Ad esempio, il giocatore che salta con braccia alzate, anche senza guardare la palla, verra` punito comunque se tocca il pallone con la mano. Poi il fallo non prevede sempre un provvedimento, ma se interrompe azione avversaria o quando impedisce all`avversario una chiara occasione da gol o come nel caso di Roma-Inter (`parata` di Giuly, n.d.r.) impedisce una rete. Ritengo comunque che certi casi punire con espulsione quando si da anche il rigore e` forse troppo, ne e` stato parlato con l`International Board, ma ha rigettato la proposta. Piu` giusto sarebbe il rigore e l`ammonizione`.

Un delle tante domande rivolte a Collina dagli ascoltatori, ha riguardato anche la possibilita` di dare accesso in serie A anche ad arbitri piu` giovani: `Mai come quest`anno, quello degli arbitri e` un gruppo giovane con 34 anni di media. ha risposto il designatore - Farina ha 45 anni e due, come Valeri e Pinzani che stanno ben facendo in serie B, ne hanno 28. Si e` ringiovanito e velocizzato il processo per arrivare dalle categorie inferiori alla serie A. E` chiaro che tra i requisiti che un arbitro deve avere per dirigere in serie A ci deve essere anche maturita` adeguata`

A proposito di categorie inferiori, spesso chi svolge il ruolo dell`arbitro scappa per la volenza, le feroci contestazioni e anche il mancato sostegno economico: `Sicuramente i primi problemi, violenza e contestazioni, sono importanti e magari sottovalutati. Gussoni e l`A.I.A hanno gia` piu` volte evidenziato il problema. Giorni fa sono tornato a vedere una partita di calcio giovanile e sono rimasto colpito, in negativo, dal comportamento di certi genitori e questo fa riflettere sul movimento calcio a livello giovanile. Sul sostegno economico, e` chiaro che devono essere indennizzati, mi risulta che pero` la situazione non sia male`

Infine, pare che ultimamente la cosiddetta `solitudine` del portiere sia aumentata con il fatto che risulta essere il piu` punito dalle regole e dagli arbitri: `Uno dei protagonisti di falli e` il portiere. A me e` capitato durante una partita di Coppa Uefa di espellere il portiere, era Barthez. Certo, questo` ha peggiorato lo spettacolo. Le regole oggi sono queste, si cerca di cambiarle, ma non sempre e` facile`

12.10.07

Ritardo Totti all'antidoping procedimento archiviato

In gran segreto è approdata nel pomeriggio alla Corte di giustizia federale la richiesta di archiviazione della Procura antidoping del Coni per una "irregolarità" dopo Roma-Torino del maggio scorso: il giallorosso si era presentato con 13' di ritardo per acciacchi fisici

Francesco Totti, 31 anni, capitano e simbolo della Roma. Afp
Francesco Totti, 31 anni, capitano e simbolo della Roma. Afp
ROMA, 12 ottobre 2007 - In tutta segretezza è approdata oggi pomeriggio alla Corte di giustizia federale la richiesta di archiviazione della Procura antidoping del Coni per una "irregolarità" nel controllo antidoping del capitano della Roma Francesco Totti. Il caso fa scalpore perché riguarda uno dei migliori giocatori italiani, in realtà si tratta di un caso che è arrivato in giudizio solo per una questione regolamentare: la Procura antidoping, infatti, non può disporre direttamente l’archiviazione di una vicenda portata alla sua attenzione, ma deve rivolgersi obbligatoriamente all’organo giudicante della federazione per "chiedere" l’archiviazione stessa. Se il caso fosse passato dalle stanze del superprocuratore Palazzi, ad esempio, l’archiviazione sarebbe stata automatica.
I FATTI - L’irregolarità di Totti è consistita in un ritardo di tredici minuti all’esame antidoping dopo Roma-Torino del maggio scorso. Totti in quella gara era stato colpito duramente alla caviglia operata e subito dopo la fine dell’incontro era andato dal medico sociale Brozzi per farsi applicare del ghiaccio. L’ispettore dell’antidoping ha dovuto comunque segnare il ritardo e per questo Totti in agosto era stato chiamato dal Procuratore Torri per giustificarsi. A discolpa, oltre alle dichiarazioni del medico sociale, Totti aveva portato anche le radiografie che aveva fatto immediatamente dopo la gara.
REAZIONI - La vicenda nel suo complesso è minima, la Procura antidoping vista l’inconsistenza del caso aveva tenuto un profilo basso e non aveva dato nessuna segnalazione del fascicolo comunque aperto. Neanche i vertici del Coni erano informati e per questo qualche malumore serpeggiava al Foro Italico.